Antigone

di Sofocle

Adattamento e Regia Giuseppe Argirò


con le/gli stupefacenti Jun Ichikawa (Antigone), Maurizio Palladino (Creonte), Renato Campese (Tiresia), Maria Cristina Fioretti (Euridice), Carmen Di Marzo, Silvia Falabella (Ismene), Filippo Velardi (Emone)

Le note del fotografo

Questa volta ho avuto pochissimo tempo (ahimé) per fotografare attrici e attori, e non sapevo quali fossero le pose e come si svolgesse lo spettacolo, ma che dire... splendidi loro, le luci (come sempre), il paradiso del fotografo, insomma!

Tecnicamente parlando, è superfluo sottolineare che la difficoltà è tutta legata, come sempre in questi casi, alla scarsa quantità di luce, che costringe a usare diaframmi molto aperti.
I tempi di scatto non brevi, poi, non aiutano: durante la rappresentazione gli attori hanno il vizio di recitare, muovere la bocca, fare smorfie, per l'appunto, "teatrali", e spostarsi, agitare la mani...: bisogna cercare di prenderli nelle pause che durano attimi, o chiedere loro di fermarsi un secondo, se si lavora durante le prove.
Non banale anche con l'ottimo sensore della XT-20, capace di reggere assai bene i 1600 ISO. A dirla tutta, preferisco comunque la coppia Pentax DA 50mm f/1.8 / Pentax K-50: il sensore della Pentax è inferiore, ma l'obiettivo è un piccolo capolavoro, peraltro straordinariamente economico e di apertura accettabile, anche se un f/1.4 non guasterebbe, ovviamente sempre seguendo la buona norma, nell'uso, di chiudere almeno di uno stop.
Per la Fuji, visto il corredo a disposizione (il 18-55 del kit, il 27mm pancake e il 35mm f/2), la scelta è caduta inevitabilmente sul 35mm (una bellezza a guardarlo, splendido meccanicamente come tutti i Fuji ma non eccezionale dal punto di vista ottico), ma devo dire che forse -e ribadisco forse- anche lo zoom ce l'avrebbe fatta.

Un fotografo che legge queste note troverebbe in un corpo full-frame la soluzione a tutti i mali, ma al di là della spesa, ci sono altre ragioni per cui preferisco continuare con le APS-C; tanto per citarne alcune: ho un corredo per APS-C (gli obiettivi Pentax DA) che non andrebbe sulla full-frame Pentax, mi piace "giocare" con le vecchie lenti, e qui i vantaggi della Fuji-X col suo tiraggio corto si fanno ineguagliabili (ci si attacca praticamente di tutto, con appositi adattatori), per non parlare del fatto che "taglio fuori" i bordi del campo full-frame dei vecchi obiettivi, ovvero ne sfrutto la parte più nitida. Non ultimo, ridurre l'ingombro fa sempre comodo.

L'elaborazione delle immagini è stata fatta con RawTherapee (da RAW a TIFF) e Gimp (ma quando gestirà, quest'ultimo, i 16 bit per canale???!), ovviamente sotto Linux -distribuzione Slackware.

Ci sarebbe molto altro da dire, ma penso che siate qui per le immagini, per cui ecco una scrematura degli scatti, spero che incontrino il vostro gradimento.
Quelle più nitide sono state fatte prima dello spettacolo; nel corso della rappresentazione, invece, non avendo un obiettivo adatto alla distanza alla quale mi trovavo, le figure erano troppo piccole nel fotogramma: quasi sempre ho dovuto quindi tagliarne una parte e ingrandirla.























































































Sarà pure accademia, ma volevo proprio prendere la sequenza che segue, che vede contrapposti Creonte e Antigone, con diverse scelte per la messa a fuoco, dove il primo e il secondo piano giocano ruoli diversi a seconda del punto di messa a fuoco.
Forse l'ultima è la più interessante, perché lo sfocato di Antigone, interpretata da Jun Ichikawa, oggetto della forza verbale e quasi fisica di Creonte (Maurizio Palladino), suggerisce come "l'aggressore" faccia quasi dileguare l'identità della ragazza, come se questa fosse "una vittima" priva d'importanza.
Non è quello che facciamo, quando perdiamo il controllo, e la rabbia prende il sopravvento sul dialogo?
Non è un chiudersi, guardare se stessi e dimenticare l'altro, perfino quando lo si indica e si puntano le mani, chiuse a pugno o aperte, indifferentemente?
Queste sono considerazioni da ritrattista che nulla hanno a che vedere con la tragedia di Sofocle in sé nella quale, comunque, il gioco delle contrapposizioni è di estrema rilevanza (la mia competenza al riguardo non va molto oltre, quindi è meglio che io taccia prima di dire bestialità di quelle che potrebbero finire negli annali).






































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